Pubblicato in: Me, me stessa e io

Io penso positivo

No, non penso positivo “perché son vivo, perché son vivo” come nella canzone di Jovanotti.

Penso positivo perché ho il Covid.

*inserire musica drammatica*

Negli ultimi tempi l’avevo detto più di una volta che, se avessi dovuto beccarlo, sarebbe successo adesso. Non so se sia preveggenza, portarsi sfiga da soli o semplicemente consapevolezza che ultimamente non sono stata così brava nel rispettare le regole anti-Covid. No, niente party sfrenati nel tempo libero, semplicemente un’esasperazione generale (che solo per metà ha a che fare con la pandemia) che mi ha portata ad abbassare la guardia e con essa la mascherina, che al lavoro mi sono, appunto, spesso abbassata, la maggior parte delle volte perché continuano a pompare la musica a così alto volume che se non mi abbasso la mascherina non mi sente nessuno, perché al lavoro ci piace metterci nella condizione di leggere il labiale come se fossimo sordi, con la sola differenza che a rimbombarci nelle orecchie c’è “W.A.P.” di Cardi B. e Megan Thee Stallion. Anche il lavaggio delle mani si è ridotto, da 100 volte al giorno a 75. Alla faccia di quelli che non credono che mascherina e mani pulite possano davvero salvarti dal beccare il Covid.

Come sempre accade, quando succede qualcosa di poco gradito, devo trovare qualcuno da incolpare. In questo caso, a parte me stessa, incolpo il lavoro, soprattutto perché abbiamo avuto un mini focolaio iniziato due-tre settimane fa, che tanto mini non era visto che almeno 20-25 persone si sono ammalate, il che significa un quarto degli impiegati. La cosa è stata inizialmente taciuta come nei migliori ambienti mafiosi, così il virus ha potuto farsi un giretto per bene prima che fossero implementati rimedi tipici della chiusura delle stalle dopo la fuga delle vacche, come farci fare il test rapido tutti i giorni che a momenti mi sanguina il naso. Salvo poi che, quando una mia collega è risultata positiva, siccome la seconda striscetta era scolorita e non ben delineata, non è stata mandata immediatamente a casa perché “Se la seconda striscetta è sbiadita significa che il risultato è incerto”, affermazione a cui ho replicato “Ma cosa state dicendo, sapete leggere l’inglese o no, c’è scritto chiaramente sull’opuscolo con istruzioni e spiegazioni contenuto nella scatola con i test dell’NHS che una seconda striscia, anche se scolorita, significa positività”. Le hanno fatto fare il test altre due volte quel giorno, con risultato negativo, e allora visto che siamo sempre senza staff e ci piace scegliere la strada più semplice, abbiamo deciso di dichiararci medici e liquidare il primo risultato come un falso positivo. La tizia è venuta al lavoro per altri due giorni, prima che il test molecolare cui ha deciso comunque di sottoporsi dichiarasse inequivocabilmente che avesse il Covid. A quanto pare la seconda striscetta mezza scolorita non era da prendere sotto gamba. Io dico, ma ‘sta gente non ha mai letto le istruzioni di un test di gravidanza? No, perché i test rapidi per il Covid più o meno hanno dietro lo stesso principio. A questo evento se ne sono aggiunti altri al limite dell’illegalità e della galera, ma sorvolerò. Del resto l’episodio sopra è già da arresto a sufficienza per farvi capire l’andazzo.

Ho iniziato a sentirmi poco bene da domenica: mal di testa e mal di pancia. Lunedì, solito mal di testa, in più ho concluso la giornata andando a dormire in preda ai brividi. Mi sono svegliata verso mezzanotte e mezza e mi sono detta “Tempo di affrontare la realtà e misurarmi la febbre perché penso proprio di avere qualche linea”. E così era: solo 37.6, but still. A casa ho una scatola di test rapidi (che oramai possono essere richiesti gratuitamente in farmacia) e ne ho fatto uno immediatamente, con Lui che mi guardava scettico come ogni volta accade quando affrontiamo l’argomento Covid. “Non mi sale la temperatura in pieno giugno senza un buon motivo” ho abbaiato stizzita nella sua direzione, anche se “pieno giugno” in UK è come “pieno ottobre” in Italia, but still! Appena ho fatto quello che dovevo fare, la seconda linea è apparsa subito, bella, chiara e definita. Ho mandato un sms al boss che mi ha chiesto che sintomi avessi e solo quando ho detto che avevo la febbre mi ha risposto “You need to stay home then”, come se il lampante test positivo non fosse sufficiente (immaginatemi con un enorme “WTF” stampato in faccia). Ho prenotato il molecolare alle una e mezza di notte (o mattina, se preferite) e mi è arrivato a casa stamattina: l’ho già fatto e fortuna abbiamo la cassetta prioritaria per rispedirlo a chi di dovere sotto casa. Per la cronaca, ho fatto un altro test rapido anche ieri (per trascorrere il pomeriggio in allegria) ed era ancora positivo. Lui e il mio boss sono comunque ancora scettici e continuano a parlare di me e del mio futuro a suon di “se sei positiva”. Il punto è che il mio boss è di quelli che ti vorrebbe al lavoro sempre e comunque, a meno che tu non sia in fin di vita; mentre Lui, vivendo con me, mi vede tutto sommato bene.

I miei unici sintomi, in effetti, sono naso che varia dal bloccato al gocciolante, tosse sporadica che niente ha a che vedere con le tossi mozzafiato a cui sono solitamente abituata (all’inizio del mese ne ho avuta una che era mille volte peggio) e, il sintomo più fastidioso, un mal di testa lancinante che riesco a placare solo con il paracetamolo, ma quando l’effetto finisce il mal di testa ritorna. Quasi sicuramente “se sono positiva” si tratta della famigerata variante Delta, pericolosa proprio perché onestamente in quanto a sintomi, almeno per ora, è meno debilitante di certe influenze che ho avuto in passato, dunque mi immagino un sacco di gente andarsene bellamente in giro prima di prendere la cosa seriamente. Certo, c’è ancora tempo per me per peggiorare e morire nel sonno. Mai dire mai. Ma per ora sto discretamente. Mia madre mi ha costretta a comprare un saturimetro che probabilmente sarà causa di ansie e paranoie nei prossimi giorni e probabilmente me lo terrò al dito giorno e notte, giusto per essere sicura che il Covid non mi ammazzi silenziosamente, che è forse la paura più grande.

La cosa che più mi fa incazzare, a parte l’ovvietà di ospitare nel mio corpo il vairus protagonista delle nostre vite e di tutti i nostri discorsi nell’ultimo anno e mezzo, è che ieri mattina avevo un colloquio e un turno di prova in un altro posto di lavoro. Non scrivo da parecchio tempo, ma la situazione al lavoro sta degenerando (motivo, tra l’altro, per cui non ho tempo di scrivere). Non solo il boss ha deciso di andarsene (il suo ultimo turno dovrebbe essere questo sabato), rivelando soltanto a me questa cosa, mettendomi in una posizione difficile a dir poco perché alcune delle persone con cui lavoro le considero amiche e non mi piace nascondere loro le cose. Al lavoro abbiamo assunto 7 persone nuove, tre delle quali se ne sono già andate, mentre due iniziano questa settimana, quindi non sanno ancora cosa li aspetta davvero, giusto per farvi capire che non siamo in vantaggio, statisticamente per ora più della metà della gente che ha iniziato ha dato le dimissioni. Perché, vi starete chiedendo (o forse no, perché questo post sta diventando davvero lungo e lagnoso e forse avete già smesso di leggere). Perché le ore sono disumane, soprattutto nel weekend. Di sabato generalmente iniziamo a lavorare alle 10.30 di mattina e finiamo tra le 3.30/4.30 di mattina del giorno dopo. E le ore di sonno che generalmente ci vengono concesse tra il turno di venerdì e sabato e quello di sabato e domenica sono in media 3/4. Tutto questo spesso senza una pausa decente durante il turno. Tutto questo senza neanche un rimborso per l’Uber che necessariamente devo prendere per arrivare a casa il prima possibile, se non voglio ridurre le mie ore di sonno a 2/3.

Dunque sì, ho finalmente deciso di piantare le tende da un’altra parte. Lunedì mattina ho inviato 8 CV in vari posti e ho ricevuto quasi subito una chiamata per un posto che mi interessava molto. Ma ahimé, la solita sfiga ha colpito ancora. Chiamatela come volete, ma per me questa è sfiga. Ho evitato il Covid per un anno e mezzo e scopro di averlo la notte prima di un colloquio in un posto in cui, la prima cosa che mi è stata detta al telefono, le ore sono molto flessibili. Che poi vabe’, è una cosa che spesso si dice per farsi belli e attirare poveri stolti, ma niente potrebbe essere peggio di dove lavoro ora e comunque gli orari di apertura/chiusura di questo posto li ho visti online e rispetto allo schiavismo cui sono sottoposta ora sono un sogno, ditemi dove posso mettere la firma. 

E così intanto sto a casa, aspetto il risultato del molecolare e, “se sono positiva”, di capire quanto devo stare a casa prima di tornare in quel covo di matti. Sono curiosa di vedere cosa succederà dopo la dipartita del mio boss e sono certa che non sarà niente di buono.

Avevo intenzione di dare le dimissioni questo sabato: ho ricevuto anche un’altra email riguardo un possibile lavoro, il che mi ha fatto ben sperare di poter trovare impiego prima della fine di luglio. Il mio piano era dare le dimissioni questo sabato, fare colloqui e turni di prova nei miei giorni liberi, avere il mio ultimo turno nel covo di matti sabato 17 luglio (il mio notice period è di due settimane), godermi la domenica libera, festeggiare il mio compleanno il 19, potenzialmente iniziare un nuovo lavoro il 20 o non molto dopo. Dream scenario. Ma no.

E’ colpa mia. Avrei dovuto lavarmi le mani una volta di piu. Avrei dovuto imparare il linguaggio dei segni per comunicare al lavoro, anziché abbassare la mascherina. Me la sono cercata. Adesso sono bloccata nel covo di matti per chissà quanto ancora. Con l’ansia che non riuscirò neanche a ritagliarmi un giorno libero per il mio compleanno. Non che avessi grandi piani in mente, considerando che Lui non può neanche prendersi il giorno libero e che per come sono messa ora non posso neanche chiedere al mio migliore amico di farsi dare il giorno off, perché io stessa non so se ce l’avrò. Però trent’anni li compirò una volta sola. E non ho intenzione di trascorrere tale giorno in un posto che al momento odio, perché dopo il terzo lockdown c’è stata una trasformazione della situazione e dell’atmosfera stile Dottor Jekyll and Mister Hyde e non esiste un giorno in cui al lavoro non ci sia qualcosa che mi fa infuriare e per esperienza so che questo significa che è arrivato il momento per me di andarmene, bye bye, au revoir, auf wiedersehen.

21 pensieri riguardo “Io penso positivo

  1. Innanzi tutto mi dispiace per la tua situazione e ti auguro di riprenderti presto e completamente.
    Poi volevo chiederti una cosa: non ti eri vaccinata? Scusa se lo chiedo, non è per fare polemiche di nessun tipo, ma proprio per curiosità, perché mi sembra di aver letto sul tuo blog un post relativo alla vaccinazione, ma forse mi sbaglio, l’ho letto da un’altra parte. Scusami ancora se mi sono confusa, e comunque in bocca al lupo.

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    1. Tranquilla, non devi scusarti 😊 Io al momento non sono ancora vaccinata. Sfiga vuole (per restare in tema) che questo mese io abbia iniziato a ricevere sms riguardanti il vaccino visto che all’inizio del mese hanno aperto le vaccinazioni per quelli al di sopra dei 25 anni (oramai, se non erro, sono aperte a tutti quelli sopra i 18). Ho temporeggiato a prenotare il vaccino per due motivi: uno, non stavo molto bene e mi era stato sconsigliato di andare a vaccinarmi se non mi sentivo in forma; due, le date disponibili per il vaccino erano per lo più di sabato, quindi al lavoro mi hanno creato problemi e anziché darmi la loro benedizione e dirmi di prenotare appena possibile mi hanno chiesto di aspettare finché non si sarebbero sbloccate delle date in giorni più consoni per assentarmi da lavoro.

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      1. Grazie per la risposta così approfondita. Non volevo farmi i fatti tuoi, davvero, era solo curiosità. Si vede che il post sul vaccino l’ho letto su un altro blog. In questo periodo ne parlano in molti, chi ha fatto la prima dose o è in attesa di farla, chi ha paura e chi non vede l’ora… Ti auguro ancora una guarigione rapida e completa, del resto sei così giovane che non sarà difficile 🙂

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  2. Spero che tu ti riprenda presto. E spero anche che tu possa fuggire da quel covo di pazzi, perché orari di lavoro del genere sono inumani. Taccio sulla loro gestione della collega col covid, che sarebbe proprio da denuncia.

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      1. Comunque, consiglio non richiesto di una vecchia, se davvero al lavoro stai per dare di matto e se per caso hai proprio un minimo di soldi da parte che ti permettano di vivere qualche tempo… molla. Un lavoro si ritrova, l’equilibrio mentale è molto più importante. Ok, fine del consiglio non richiesto e del non farmi gli affari miei 🙂

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      2. Fidati, ci ho pensato. Avrei anche soldi da parte per vivere senza troppo stress mentre cerco nuovo impiego, anche se so che la paranoia la farebbe da padrone. Ma è molto probabile che darò comunque le dimissioni molto presto dopo essermi rimessa in forma, soprattutto dopo aver visto che comunque le offerte ci sono e anche la gente che mi chiama per colloqui. Senza contare che se non ho un lavoro è più semplice organizzarsi per colloqui mentre adesso dovrei giostrarmi tutto nei giorni liberi e tra gli orari di merda. Quindi sì, prevedo cambiamenti piuttosto imminenti.

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  3. Ho letto riguardo la tua vaccinazione, sarebbe stato molto peggio – a mio parere – se tu fossi stata già vaccinata perché avrebbe aperto mille interrogativi sulla bontà del vaccino.
    Detto questo, focalizziamoci sulla cosa + importante: la tua salute.
    Mi sembra di capire che i sintomi ci sono, sono fastidiosi, ma tutto sommato sopportabili. Questa è la cosa + importante a mio parere.
    Sul fatto dell’omertà sul posto di lavoro, anche qui da noi non si scherza, con atteggiamenti da denuncia.
    In bocca al lupo x una pronta guarigione e per il cambio di occupazione.
    Ciao.

    K.

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  4. Ciao, Emily.
    Spero che tu ti senta meglio adesso. In bocca al lupo per tutto! 🙂
    Se riesci a cambiare lavoro è meglio. Arriva sempre un momento in cui bisogna cambiare, rompere col passato; evidentemente il tuo momento è qui, e ti chiede a gran voce di andartene da quel posto di lavoro. Ne uscirai più forte di prima.
    Un abbraccio.

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