Pubblicato in: Work B**ch!

Peccato che

Tra due-tre giorni sarà un mese che non scrivo il potenziale romanzo. Non ho la testa, né l’ispirazione. E’ come se, una volta iniziato il lavoro, il mio cervello si fosse prosciugato e non ci sia spazio per nient’altro a parte il lavoro stesso o poco più. Me lo aspettavo, ma mi rattrista comunque.

A proposito di lavoro, è avvenuta la conversazione che tanto desideravo in passato. E’ incredibile come spesso le cose vadano davvero come voglio io, peccato che quando ciò finalmente accade io sia giunta al punto in cui non me ne importi quasi più niente. Sempre troppo tardi. Tempismo sempre imperfetto.

E’ avvenuta la conversazione con il boss in cui mi ha detto “Quando me ne andrò, il bar sarà tuo” e non è neanche un modo di dire, non è un “Aspetta e spera”, non nasconde il doppio senso “Me ne andrò all’età della pensione e tu sarai sempre e solo la mia sottoposta se deciderai di restare qui”. No. Nel giro di un anno, se volessi, potrei gestire uno dei bar della compagnia, che è sempre stato il fine ultimo, anche quando lavoravo per la precedente compagnia.

Peccato che il lockdown mi abbia cambiata. L’ho già detto e lo ripeto. Peccato che sogni di portare il cv in una libreria dove non troverò mai lavoro e se lo trovassi sarei sottopagata e con le lacrime agli occhi alla prima busta paga.

Peccato che io volessi semplicemente fare la bartender per un paio di anni senza che nessuno mi rompesse i coglioni, che è questo alla fine il motivo per cui ho voluto far parte di questa compagnia, per la maestria, la conoscenza, la teatralità e un pizzico di follia dei bartender che ne fanno parte, per essere una di loro. Poi il mio colloquio è finito sul fatto che avevo esperienza da manager e da lì è nato tutto: mentre gli altri imparavano a maneggiare quattro bottiglie in due mani e qualche flair trick, il mio training è stato tutto puntato sul mio diventare General Manager di un bar il prima possibile. Ovviamente il Pandemonio ha rallentato le cose, ma il fine resta quello ancora oggi.
Peccato che il mio boss voglia come shift supervisor (che sarebbe il ruolo sotto al mio) una ragazza del team che già mi scavalca innumerevoli volte nonostante il mio ruolo e io so che renderà il mio lavoro ancora più odioso quando avrà un minimo di responsabilita di piu. E’ una ragazza bravissima e competente sotto tanti aspetti, ma è anche una di quelle persone con cui fatico a lavorare perché non ascolta la metà di quello che dico ed è tutto un “Ma, però, e se invece” e a me queste cose fanno imbestialire, non perché non ci debba essere scambio di idee (un team dovrebbe lavorare così), ma perché poi certa gente mi cade sulle cose più basilari riguardo tutti gli aspetti legale e di sicurezza dello staff e dei clienti che gira attorno al gestire un bar. Essendo lei però la pupilla del boss, è intoccabile. Più di una volta si è comportata come se fosse lei il manager di turno, più d’una volta ha detto in faccia ai clienti che era questo il suo ruolo e quando poi sono andata io a risolvere i casini mi sono sentita dire in faccia da perfetti idioti che “Ma la manager ci ha detto questo” e io mi sono ritrovata in quella spiacevole situazione di dover dire “Ehm, veramente la manager sono io” e loro che non mi credevano e mi trattavano come se fossi una sguattera bugiarda con manie di grandezza. Quando succedono queste cose a me viene voglia di prendere la giacca, la borsa, lasciare le chiavi della baracca nelle mani della presunta manager e tornarmene a casa e non è detto che prima o poi non arrivi il momento in cui io abbia i neuroni bruciati a tal punto da farlo davvero.

7 pensieri riguardo “Peccato che

  1. Per il romanzo: datti tempo. Sembra sempre che tutto si scriva da solo nel volgere di qualche settimana, ma spesso è meglio attendere che l’ispirazione torni. E se non torna, forse non era destino.
    Per il lavoro, da una parte vorrei consigliarti di prenderti la posizione comunque, non impedisce di guardare altrove. No?

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  2. Quando il boss se ne andrà, la pupilla del boss (se si tratta dello stesso boss) non sarà più la pupilla, quindi si dovrà adeguare lei 😉

    Anche io ho sognato più di qualche volta di togliermi il grembiule, appallottolarlo, buttarlo a terra e prendere l’uscita… finora è rimasta solo una fantasia.

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  3. La vita lavorativa è una continua lotta contro pregiudizi e piccole/grandi ingiustizie, specialemente contro voi femminucce.

    Riguardo il lavoro dei nostri sogni, ahimé, quanti alla fine lo hanno raggiunto?

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