Pubblicato in: Work B**ch!

Nelle puntate precedenti

Sono tornata al lavoro da circa due settimane, dunque per questo non sono molto presente su questi schermi, senza contare che gran parte delle mie idee ultimamente hanno la forma di Reels per Instagram, ossia quei video di pochi secondi che Instagram ha introdotto dopo il successo di TikTok. No, non mi sono ancora iscritta su questo social, Instagram basta e avanza, anche perché, nonostante questa mia neonata passione per brevi video più o meno seri, scattare foto resta ancora la cosa che preferisco fare.

A tal proposito, vorrei dire che la fotocamera di cui blateravo qualche post fa è stato l’acquisto migliore che io abbia mai fatto negli ultimi anni e perché io abbia aspettato così tanto davvero non me lo spiego (ah, sì, costa mezzo rene). 

La fotocamera non è stato l’unico acquisto degli ultimi tempi: ho comprato anche un MacBook Pro (altro mezzo rene che se ne va) che al momento a stento so usare perché l’unico aggeggio Apple che conosco è l’iPhone, senza contare che  sono tipo tre-quattro anni che non uso un vero portatile, ho vissuto felicemente in compagnia di un Chromebook che è poco più di un tablet con una tastiera, a mio modesto parere. Il motivo per cui ho comprato il Mac è legato alla fotocamera di cui sopra: volevo un buon portatile per editare foto, senza contare la mezza idea che coltivo da qualche mese di imparare ad editare video e magari aprire un canale YouTube dove blaterare di film, così da avere una terza piattaforma dove nessuno mi caga su cui espormi: qui sul blog parlo un po’ di tutto, ma principalmente dei fatti miei e della mia vita, su Instagram condivido le mie opinioni sui libri che leggo e YouTube mi sembra il posto perfetto per parlare di film e serie tv. Sì, quest’anno compirò 30 anni e credo che la crisi si senta tutta.

Scherzi a parte, dopo due giorni al lavoro già volevo dare il notice, cioè dire ai miei vari boss “Bella zio, è stato un piacere, ma adesso anche basta”, ma ovviamente non l’ho fatto. Ho iniziato a gettare un occhio su varie offerte di lavoro per lavorare in libreria, un ambiente tranquillo che mi sembra particolarmente adatto a questo momento della mia vita, il problema è che la paga mensile sarebbe pari al furlough, ossia l’80% del salario pagato dal governo durante il Pandemonio per chi, come me, non poteva lavorare, con la sola differenza che se il furlough mi bastava perché dovevo pagarmi solo vitto e alloggio, non varrebbe la stessa cosa quando a queste spese si aggiungerebbe, ad esempio, il costo dei trasporti, che tra l’altro si è alzato, visto che i prezzi congelati ben cinque anni fa dal buon vecchio sindaco Sadiq si sono ormai sciolti come burro al sole, un cambiamento decisamente non ben accolto da me che, dopo un’ibernazione di ben più di 100 giorni, ho dovuto iniziare a viaggiare di nuovo. Comunque trovare un lavoro in una libreria sembra impossibile: immagino che per i topi di biblioteca come me sia il lavoro dei sogni (vogliamo parlare dello staff discount sui libri?) e che una volta assunti non lo si voglia mai lasciare.

Una delle poche cose positive di tutto questo apri e chiudi degli ultimi mesi è che i clienti non sono così malaccio. Se prima l’ottanta per cento erano teste di cazzo, adesso direi che l’ottanta per cento sono talmente felici che ci sia qualcuno a shackerargli un cocktail che raramente mi sento trattata dalla maggior parte di essi come una sguattera. Purtroppo durerà poco, la gente dimentica presto. 

Tra le cose negative c’è che la mia compagnia metterebbe tavoli anche tra le nuvole se potesse, pur di attrarre più gente possibile e recuperare tutti i soldi che hanno perso dall’inizio di questa storia. Al momento possiamo infatti servire solo all’aperto fino a metà maggio, il che mi fa venire in mente un altro aspetto negativo e cioè che è un freddo boia, tra cinque giorni è maggio e io vado ancora in giro con il pelliccione, mai vista una roba del genere.

Il mio proposito di continuare a leggere tanto una volta tornata al lavoro è già andato a farsi benedire: sono tornata a leggere quasi unicamente nel quarto d’ora del viaggio in treno di andata verso il lavoro; su quello del ritorno sono come sempre in stato comatoso e troppo impegnata a recuperare su Twitter le news del The Guardian e le stories di gente random su Instagram.

La macchina fotografica resta l’highlight delle ultime due settimane, nonchè i soldi meglio spesi in vita mia, ribadisco. Praticamente ogni giorno libero che ho mi prendo a calci da sola per non dormire troppo, così da poter uscire ad un’ora decente per scattare. Del resto, posso sempre recuperare le ore di sonno andando a dormire alle 10 di sera, da brava vecchia quasi trentenne che può fare a meno di una vita sociale…. Tranne quando si tratta di uscire per una birra con un mio vecchio collega nonché mio amico migliore di tutti gli anni trascorsi qui a Londra che ho rivisto la settimana scorsa e tutti i mesi senza vederci non hanno fatto altro che confermare che bella persona sia.


Nonostante tutto, sento che le cose stavolta siano davvero sulla strada per il ritorno alla normalità. Non so se sia grazie alla fotocamera (ancora lei) che mi spinge a girare in lungo e largo per Londra come non facevo da tempo; non so se sia dovuto alla Guinness consumata con il mio amico in un bar all’aperto, con la vista sul Tower Bridge e il Tamigi; non so se sia dovuto al fatto che sabato sera, mentre gettavamo la spazzatura dopo un turno lunghissimo e discretamente impegnativo, ci fosse in cima alla via una band di strada che suonava, con un ritmo travolgente, di quelli che ti fanno venire subito voglia di ballare, e che attorno ad essi si fosse formata una piccola folla ad ascoltarli, incoraggiandoli e muovendosi a tempo con la musica. Soprattutto quest’ultimo episodio è stato per me uno scorcio della vecchia Londra che conosco, che ricordo e che amo, quella degli artisti di strada, quella che non dorme mai, quella della gentilezza degli sconosciuti, quella dove ci si sente una piccola parte di qualcosa di immenso.

7 pensieri riguardo “Nelle puntate precedenti

  1. Una bella macchina fotografica ti cambia davvero il modo di approcciarsi alla fotografia.
    Lo scatto non diventa più – o soltanto – il “cogli l’attimo” che ci offre uno smartphone, ma diventa una ricerca più studiata di angolazioni, soggetti, colori, sfondi.

    In bocca al lupo per i tuoi desideri, con la ripresa economica e sociale che abbiamo alle porte le occasioni spero non manchino.

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    1. Concordo appieno per quanto riguarda la diversità dello scattare con una fotocamera anziché con un telefono. Io scatto sempre guardando nel mirino, anche se la mia fotocamera permetterebbe di costruire l’inquadratura in live view sullo schermo, ma dove sta il divertimento usando questa funzione? 😁

      Crepi il lupo, speriamo bene 😊

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  2. Il mio desiderio di una macchina fotografica vera è in sordina, ma comunque presente, da anni ormai – ma così in sordina che non ho in mente nemmeno un modello. Ciò che mi fa desistere è il costo e il fatto che non mi serve per lavoro – come se la vita si riducesse a questo.

    Buon ritorno a lavoro! Sì, i clienti si scorderanno le buone maniere, ma goditele finché puoi!

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    1. Le macchine fotografiche costano, sì, ma quelle entry-level sono a volte discretamente economiche. Capisco l’idea del “non mi serve per lavoro”, io avevo gli stessi pensieri in mente, ma ultimamente penso che le passioni e gli hobby del tempo libero siano quelli che ci permettono di non impazzire quando poi siamo impegnati nel lavoro vero.

      Grazie per l’augurio di buon ritorno 😊

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