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La mia esperienza e i miei consigli su Depop (controcorrente, come sempre)

Ho talmente tante cose da fare (sì, sono sarcastica) che questo mese mi sono finalmente decisa ad attuare un’idea che avevo in mente da tempo: aprire un account su Depop.

Depop è una piattaforma per vendere vestiti usati, ma anche e soprattutto nuovi, se avete fatto l’errore di comprare qualcosa che non avete mai indossato e che giace nel vostro cassetto con le etichette ancora attaccate. Per questo conoscevo Depop inizialmente, ma ho notato con piacere che la gente vende davvero di tutto, dai libri a cosmetici e makeup. Qualche creativo vende anche cose fatte a mano, anche se Etsy resta la piattaforma migliore se avete il dono di saper creare qualcosa con le vostre mani (vi stimo) e volete venderlo.

Quando ho fatto una cernita dei miei averi qualche mese fa, ho trovato dieci indumenti vari che avrei potuto vendere perché indossati una o due volte soltanto. Quando ho aperto l’account, ho iniziato però a guardare tutto ciò che posseggo con un occhio quasi “kondoniano”: anziché chiedermi se l’oggetto in questione mi recasse gioia o meno, mi sono chiesta piuttosto se ne avessi sentito la mancanza nel caso in cui fossi riuscita a “sbolognarlo” a qualcun altro. Considerando che tutti gli oggetti o indumenti in questione sono bellamente ignorati dalla sottoscritta da anni, la risposta è stata chiaramente no.

Dei 46 articoli che ho messo in vendita, ne ho venduti solo 4 al momento e ho altri oggetti da postare nei prossimi giorni. Cerco di postare qualcosa di nuovo giornalmente (finché avrò roba di cui voglio liberarmi), in modo da mantenere il mio account attivo e visibile. Pezzi che pensavo sarebbero andati a ruba non sono quasi stati considerati e la gente ha comprato cose di cui pensavo non mi sarei mai liberata (una collana comprata secoli fa su una bancarella del mercato di Portobello Road e uno specie di spray per il viso mai usato che funziona anche da auto abbronzante, trovato in una beauty box comprata per altri prodotti al suo interno).

Ho un’esperienza di sole tre settimane su questa piattaforma, quindi non sono un’autorità in materia. Allo stesso tempo, si tratta di una piattaforma che funziona più o meno come qualsiasi social, quindi it’s not rocket science! Ho deciso di parlare della mia esperienza finora, stilando una sorta di lista su quello che potreste aspettarvi se deciderete di declutterare la vostra casa e vendere tramite un’app del genere, anziché gettare tutto nella pattumiera o donare in beneficenza (sempre meglio questa seconda opzione che far finire tutto in una discarica).

  1. Se lo fate per soldi, buona fortuna. Guadagnare con Depop penso sia possibile soltanto per chi lo usa per lavoro, soprattutto per chi ha un brand indipendente e usa Depop come vetrina e punto vendita. Se siete semplicemente dei poveri sfigati come me, rallegratevi se riuscite a ricavarne una sterlina dalla vostra vendita. Vi faccio un esempio. La collana di cui sopra l’ho venduta per 2£. Solitamente per spedire uso Hermes perché è uno dei corrieri più economici che ho trovato, inoltre vicino casa mia c’è un Hermes Parcel Shop, un negozietto dove posso andare, stampare l’etichetta da applicare sul pacco e lasciare quest’ultimo con il tizio che lavora lì; i pacchi saranno poi ritirati da un corriere Hermes e spediti a destinazione. Considerando che la spedizione per un pacco piccolo con Hermes costa 2.90£ (tutto quello che ho messo in vendita, a parte un paio di eccezioni, non richiede un pacco medio o grande), ho optato per la scelta di far pagare al cliente la spedizione per tutto quello che costa uguale o meno di 5 sterline. Se metto qualcosa in vendita per più di 5 sterline cerco di offrire spedizione gratuita (questo dovrebbe attirare gente), ma solo parzialmente: solitamente prendo in considerazione il costo della spedizione e lo aggiungo almeno in parte al prezzo iniziale, quindi se voglio vendere qualcosa per 8 sterline molto probabilmente cercherò alla fine di venderlo per 10, così da non perderci troppo una volta tolta la spedizione. Una cosa da considerare è che Depop si prende il 10% della vendita (al contrario di eBay, dove si paga anche per postare un’inserzione, Depop ci guadagna solo quando vendi) e Paypal, che è l’unico sistema di pagamento accettato, si prende il 3.5%. Tutto questo per dirvi che la gentilissima tizia che ha comprato la mia collana ha pagato 4.90£ (collana + spedizione) e io ne ho ricavato tipo un pound e qualche penny messi in croce. Per questo dico: se volete farci i soldi, buona fortuna.
  2. La piattaforma è piena di quella gente infame che prima followa poi defollowa. Io ‘sta gente non la capisco. Cioè, la capisco, ma è un atteggiamento così odioso che vorrei fosse illegale. All’inizio davo il follow back a chiunque mi seguisse per pura cortesia, poi ho iniziato a controllare quanti followers avessero: se hanno migliaia di followers (parlo di numeri a quattro zeri), ma a loro volta seguono solo quattro gatti, non spreco più neanche il mio tempo a seguirli perché so che, tempo due secondi, mi avranno già defollowato. Una ragazza, dopo avermi defollowato appena ho ricambiato il follow, mi ha anche scritto un messaggio in stile “Thanks for the follow, if you wanna buy something let me know, I’m going to the post office today to ship a few parcels” e io avrei voluto risponderle “Sì, voglio comprare un bel matevaiafadantelculo”.
  3. Riceverete più messaggi di gente che vuole vendervi roba che messaggi di gente che vuole comprarla. Gente totalmente random vi scriverà proponendovi l’imperdibile lista di fragranze che stanno vendendo (solitamente dupe di profumi di noti brand), vi inviterà a comprare qualcosa dal loro shop perché stanno raccogliendo soldi per scalare l’Himalaya o vi invierà messaggi in stile “Ho visto che hai messo “mi piace” ad una maglia che sto vendendo, è in sconto se ti interessa”. Al primo messaggio di questo genere ho risposto spiegando alla persona che stavo cercando di vendere la stessa identica cosa che loro mi stavano proponendo e quindi non avrei saputo che farmene (in maniera più gentile, più o meno). Al secondo messaggio di queste genere ho deciso che avrei ignorato tutti i seguenti.
  4. Se avete tempo da perdere, iniziate pure a seguire gente random a tappeto. Anche in questo caso, buona fortuna. Un giorno in cui ero particolarmente annoiata, ho iniziato a seguire 300 persone di fila, scegliendo le mie prede dalla lista dei following di una ragazza che mi aveva messo un “mi piace” in passato. Quanti followers mi ha portato in cambio questa pratica? Uno. Da quel giorno in poi non ho cercato più nessuno da seguire perché onestamente non me ne può fregare di meno.
  5. Se avete tempo da perdere, mettete “mi piace” agli articoli di altre persone. E’ un modo per farvi notare e per essere attivi nella community. Aspettatevi però che, come detto sopra, la gente cercherà di vendervi qualcosa, prendendo il vostro like come dichiarazione di interesse.
  6. Alcune persone vi chiederanno sconti. A voi la scelta di come rispondere. Mi sono imbattuta in una tizia che mi ha chiesto di ridurre il prezzo di un articolo. Il prezzo da lei proposto era secondo me troppo basso; ho cercato di negoziare, ma alla fine ho accettato la sua offerta, perché appunto non lo sto facendo per soldi, ma per liberarmi di cose che posseggo e non utilizzo, soprattutto in questi mesi in cui i charity shop sono chiusi e non posso andar lì con uno scatolone di roba e liberarmene in un colpo solo. Alla fine la tizia non ha comunque comprato l’articolo in questione nonostante la sequela di messaggi, ma questa è un’altra storia.
  7. Come in tutti i luoghi di internet, ci saranno i soliti stramboidi. La mia prima vendita mi è sembrata alquanto bizzarra. Non solo la persona che ha comprato l’oggetto aveva comprato in passato solo ed esclusivamente lo stesso articolo o simili dello stesso brand (l’ho scoperto tramite le review che la gente aveva lasciato; si possono lasciare review sia ai venditori che ai compratori), ma il suo nome online era poco più che un nickname incomprensibile, l’indirizzo a cui ho spedito il prodotto era a nome di un uomo, l’account Paypal era a nome di una donna e l’indirizzo e-mail sembrava avere un altro nome ancora (possibilmente da donna, ma non ne sono sicura). Ovviamente ognuno ha i suoi motivi per cambiare nome o per non lasciar intendere il suo genere online; il punto però è che, se leggete su Reddit qualche discussione su Depop, una delle cose che viene detta quando si parla di sicurezza al fine di evitare scam è che sarebbe preferibile che tutto combaciasse quando si tratta di nome a cui spedire l’oggetto e nome dell’account Paypal. Ovviamente io tutte queste stranezze le ho scoperte una volta che l’oggetto era stato già acquistato e ho ricevuto il pagamento su Paypal. Secondo me il tutto era molto sospetto, nonostante il tizio fosse sulla piattaforma da mesi senza aver mai creato problemi e aveva review, anche vecchie di parecchie settimane, di gente che lo ringraziava per l’acquisto e che evidentemente non aveva avuto problemi. Inoltre, nel ruolo di venditori le scam cui siete soggetti sono decisamente meno, il vero rischio è per chi compra. Il peggio che possa capitarvi da venditore probabilmente è che qualcuno più furbo di voi compri qualcosa dal vostro shop per rivenderlo sul suo a prezzo maggiorato. In generale, io non mi fido nessuno, soprattutto su internet, quindi se siete come me il vostro livello di sospetto verso tutto e tutti su una piattaforma del genere sarà sempre altissimo. Per dire, ho bloccato una tizia che voleva comprare una cosa soltanto perché il suo spelling era degno di certe email che si trovano solitamente nella sezione spam.
  8. Quello che davvero funziona per me: refreshate i vostri articoli. Anziché perdere tempo a seguire gente di cui non mi frega niente o a “mipiacciare” articoli che non ho intenzione di comprare, la mia attività sulla piattaforma si divide in postare un nuovo articolo al giorno (come accennato sopra, una volta che iniziate vi stupirete di quante cose potreste trovare in casa vostra di cui liberarvi) e refreshare quelli vecchi. In sostanza, edito i miei vecchi post (a volte senza cambiare davvero niente) e quando clicco per effettuare il salvataggio il post viene aggiornato, dunque risulterà come essere stato pubblicato in quel momento, anche se è stato messo online per la prima volta settimane fa. Questo fa risalire il post non solo nel feed della gente che vi segue, ma in generale nella piattaforma. Ho trascorso un weekend di prova senza refreshare i miei post e non ho ricevuto quasi nessuna notifica. La settimana seguente ho ricominciato a refreshare i miei post (solitamente lo faccio la sera verso le 6/7 mentre preparo la cena perché ho l’impressione che sia quello il momento in cui la gente è più attiva) e ho iniziato a ricevere nuovamente like. In particolar modo, se notate che ci sono articoli con parecchio interesse, fate in modo di averli sempre in cima al vostro profilo. Vorrei anche sottolineare che quello che ho venduto finora è finito nella mani di utenti che né mi seguono, né hanno messo mi piace all’articolo che hanno comprato: se qualcuno vuole davvero qualcosa, lo acquista senza girarci troppo attorno.

Insomma, personalmente credo che se uno voglia davvero avere successo su Depop debba spenderci più tempo di quanto alla fine possa guadagnarci, sempre ammesso che voi vendiate cose che già possedete e non siate un brand vero e proprio. Personalmente, gli dedico forse mezz’ora al giorno perché non lo voglio far diventare una fonte di guadagno, ma solo un modo per occupare il mio tempo (specialmente in questo periodo) e per liberarmi di alcune cose che ho in casa. Certo, se siete scaltri e avete pazienza (cosa di cui io non conservo grandi scorte), potreste farlo davvero diventare un business. Ho trovato il profilo di una ragazza che vende lingerie comprata da Victoria’s Secret allo stesso prezzo originale, a volte anche di più. Potrei scommetterci che ha comprato gran parte di questo stock in saldo: considerando che alla fine dei saldi un reggiseno di Victoria’s Secret potrebbe costare 14£ quando normalmente costa come minimo tra i 35£-55£, se non di più, se lei l’ha comprato a prezzo scontato per rivenderlo a prezzo pieno, il guadagno è notevole. Il suo profilo mostra che ha venduto più di 3000 articoli, dunque è lecito immaginare come per questa ragazza il suo account su Depop sia diventato un vero e proprio lavoro. Se avete occhio, soprattutto per la moda, piattaforme come Depop potrebbero fruttare. Del resto è così che faceva Sophia Amoruso: comprava a prezzo stracciato articoli vintage nei negozi e li rivendeva all’asta su eBay. Ribadisco, se avete tutta questa pazienza, non posso che stimarvi e augurarvi buona fortuna.

7 pensieri riguardo “La mia esperienza e i miei consigli su Depop (controcorrente, come sempre)

  1. Dalla mia modestissima esperienza di vendite su Etsy posso confermare che quando si è quasi certi che qualcosa venderà, rimarrà molto probabilmente invenduto. Quando invece mi chiedo perché ho aggiunto un articolo che, boh, non è nulla di speciale e nessun lo vorrà, vende sicuramente.
    Arrivata a questa conclusione, sembra chiaro quale direzione dare al negozio, ossia vendere ciò che non mi piace – ma ancora faccio fatica ad accettarlo.

    E comunque le leggi del followaggio sono il male!

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    1. Io come sempre mi faccio troppi problemi. Ho messo in vendita alcune cose su cui non ero molto convinta, ma poi ho visto gente vendere online delle coperte con macchie e buchi semplicemente perché “rare” e mi sono tranquillizzata.

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  2. In questi giorni avrei voluto provare a mettere in vendita un po’ di bigiotteria accumulata negli anni sia su Depop che su Vinted. Quest’ultima, a quanto ho capito, ha un costo molto più basso di Depop..Stiamo a vedere!

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