Pubblicato in: Pagine, Schermi

Unpregnant: un libro problematico che funziona meglio come film

“Unpregnant” è il romanzo scritto a due mani da Jenni Hendricks e Ted Caplan, pubblicato nel settembre 2019. Il libro è stato pubblicato in Italia da Garzanti con il titolo “Non avremo più paura”. La storia narra di Veronica Clarke, un’adolescente che scopre di essere incinta a poche settimane dalla fine dell’ultimo anno di liceo. Veronica fa parte di una famiglia molto religiosa; ha un gruppetto formato da tre amiche fidate e un ragazzo, Kevin, che è considerato il più figo della scuola; è una ragazza organizzata, seria, bravissima a scuola e con un solido piano per il suo futuro. La scoperta di essere incinta la getta nel panico e le fa temere che tutti i suoi piani andranno in fumo assieme alla sua reputazione: decide così di abortire. Non potendone parlare con i suoi genitori, i quali sarebbero contrari alla sua scelta, né con le sue amiche, per non rovinare l’immagine perfetta che queste hanno di lei, e considerando che Kevin le propone di sposarsi e tenere il bambino, Veronica finisce per chiedere aiuto a Bailey Butler, una coetanea con cui non ha più nessun rapporto, anche se le due hanno condiviso un’intera infanzia da migliori amiche. Bailey accetta di guidare e accompagnare Veronica fino ad Albuquerque, in New Mexico, il luogo più vicino in cui una ragazza al di sotto dei 18 anni può abortire senza consenso genitoriale (le protagoniste vivono nello stato del Missouri). Le due si imbarcano dunque in questo viaggio in macchina di 14 ore, nel corso del quale vivranno avventure e disavventure, finendo inevitabilmente nei guai e facendo scelte discutibili, ma soprattutto ravviveranno la loro amicizia dimenticata.

Fonte: amazon.co.uk

A settembre 2020, quasi ad un anno esatto dalla pubblicazione del libro, è stato rilasciato su HBO Max il film ispirato a questa storia, con Haley Lu Richardson nel ruolo di Veronica e Barbie Ferreira in quello di Bailey (un casting molto appropriato, a mio avviso). Il film è stato diretto da Rachel Lee Goldberg, la sceneggiatura è stata scritta dalla regista stessa assieme a Jennifer Kaytin Robinson, William Parker e ai due autori originali del libro.

Ho letto il libro in un weekend e ho celebrato la fine della lettura con la visione del film. “Celebrare” non è qui un verbo usato a caso. Premetto che ho un debole per gli young adult con tema “road trip”, specialmente se ambientati in America: ne ho letti diversi e soltanto l’idea del viaggio in sé mi intriga, non solo perché un viaggio in auto attraverso gli Stati Uniti e qualcosa che vorrei personalmente fare, ma anche perché, da un punto di vista narrativo, il viaggio funge in queste storie da metafora per la crescita e, benché non sia niente di originale, è una metafora che ho sempre amato molto. Ad attirarmi verso questo libro, oltre a questa tematica, c’era anche la questione dell’aborto ed ero curiosa di vedere come l’avrebbero affrontata. Purtroppo i risultati sono a dir poco imbarazzanti, quando non decisamente cringe, come si suol dire di questi tempi.

Vorrei fare una premessa sulla questione pro-choice: il libro è chiaramente a favore dell’aborto, il che l’ha portato inevitabilmente ad essere soggetto di numerose critiche mosse dai pro-life che hanno declassato il libro semplicemente per la sua esistenza e la sua presenza in commercio. Ciò che ho trovato molto interessante è che questo libro è risultato indigesto anche ai pro-choice, essendo discretamente problematico e spesso privo di tatto. Detto questo, non ho intenzione di creare un dibattito sull’aborto, cercherò di limitarmi a criticare il libro in sé. 

Lo stile del libro è chiaramente comico e la sua intenzione è quella di parlare di tematiche pesanti con leggerezza. Non credo sia un approccio sbagliato, tanta comicità al giorno d’oggi ha questa natura ed è indubbio che a volte scherzare su temi importanti porti comunque alla riflessione. Allo stesso tempo, credo che il libro avrebbe decisamente beneficiato di almeno un minimo di serietà. La meritava nella storia e la meritava a fine libro, dove non esiste neanche una pagina di contatti per persone che possono trovarsi in situazioni simili a quelle di Veronica e non sto parlando dell’essere incinta a diciassette anni, sto parlando di quel mostro del suo fidanzato Kevin, per i motivi che affronteremo tra poco. E’ evidente che, una volta giunti al momento di scrivere la sceneggiatura del film, tutto quello che di orribile, sbagliato e problematico c’è nel libro sia stato limato via, segno che gli autori debbano aver preso atto delle critiche negative mosse da certi lettori, perché tutto quello che davvero non ho potuto tollerare nel corso della lettura nel film magicamente sparisce o quasi. 

Da qui in poi, per proseguire nella discussione, sarò costretta a fare spoiler, sia per il libro che per il film. Uomo avvisato eccetera eccetera.

Partiamo dal personaggio di Kevin. Kevin nel film è un adolescente idiota che si è accorto della rottura del preservativo nel corso di un rapporto e non ha informato Veronica dell’accaduto. Questo è un atteggiamento stupido, ingiusto e deplorevole, non ci sono dubbi, ma cerchiamo di scusare questo ragazzino di 17 anni e ammettiamo che fosse stata un’omissione dettata dalla paura. Purtroppo Kevin diventa ancor meno tollerabile e meno scusabile quando afferma che in fondo non l’ha detto a Veronica perché se lei fosse rimasta incinta non sarebbe andata all’università e loro due avrebbero potuto sposarsi, costruire una famiglia e una vita insieme e Kevin non sarebbe rimasto solo. Se non fosse già abbastanza chiaro, Kevin è il classico personaggio che raggiunge il picco negli anni del liceo. Ci sono tante cose sbagliate qui, ma nel libro le cose peggiorano perché c’è un dettaglio fondamentale che è diverso: nel libro Kevin procura dei fori al preservativo di proposito. La rimozione o il danneggiamento intenzionale del preservativo a insaputa di uno dei partner è una forma di abuso reale chiamata stealthing, mostrato e denunciato in tempi recenti, per fare un esempio, da quella meravigliosa serie tv di cui non smetterò di parlare per anni, specialmente dopo che è stata snobbata dai Golden Globes e simili, e cioè “I May Destroy You”. C’è un momento in cui Veronica si interroga della legalità del gesto di Kevin e la questione viene lasciata in una zona grigia in favore della comicità demenziale delle varie situazioni, ma questo argomento avrebbe dovuto essere trattato meglio. Nel film Kevin cerca di fermare Veronica quando capisce le sue intenzioni e ricompare soltanto alla fine, nella clinica di Albuquerque, dove cerca di dissuadere Veronica un’ultima volta; nel libro Kevin è invece una presenza costante, compare in ogni luogo in cui le due ragazze si trovano, come uno stalker da manuale, seguendo Veronica con la geolocalizzazione tramite smartphone. Che questo non venga sottolineato come vero e proprio stalking, ma trattato come una sorta di gag, è preoccupante. Bailey lo chiama stalker sia nel libro che nel film, ma più con intenzione comica, come quelli che usano slur omofobi tra amici per stuzzicarsi a vicenda, senza rendersi conto della gravità di questo atteggiamento. 

Un’altra cosa che viene tagliata nel film, grazie al cielo, è la scena dello strip club. Nel libro, quando Bailey e Veronica si trovano di fronte ad uno strip club nel bel mezzo del nulla, hanno la brillante idea di corrompere il buttafuori, in quanto minorenni, per entrare nel locale e cercare un passaggio da uno dei clienti. Sorvolando sulla stupidità della scelta, è qui che l’orientamento di Bailey emerge: quando Veronica si rende conto che la sua amica non riesce a staccare gli occhi dalla cameriera mezza svestita che le serve, decide di chiederle se sia lesbica, cosa che Bailey conferma. Veronica fa poi alla sua amica, che si dichiara inesperta in materia sentimentale e sessuale, l’immenso regalo di pagarle una lap dance dalla spogliarellista. La situazione diventa ancora più avvilente quando anche la spogliarellista, che offre loro un passaggio, scopre che Bailey non ha mai baciato una ragazza, facendole così dono del suo primo bacio. Solo a me sembra deprimente ‘sta cosa? Nel film almeno hanno la decenza di far imbattere le due amiche in un gruppo di ragazzi che offrono loro un passaggio per un pezzo di strada e questi hanno un’amica lesbica con cui Bailey scambierà questo bacio. Ciò almeno avviene perché le due sono entrambe attratte l’una dall’altra e non perché Bailey, povera lesbica, suscita pena in una spogliarellista. Essendo il libro stato pubblicato nel 2019 e non nel 1919, trovo allucinante che l’unico modo in cui Bailey può ricevere il suo primo bacio sia perché il suo orientamento suscita compassione in una spogliarellista random incontrata per caso. Senza contare che Bailey ha fatto anche coming out in famiglia (questo viene detto sia nel libro che nel film) e che è un personaggio descritto come forte e che non si cura dell’opinione altrui, quindi il fatto che venga trattata come una persona per cui provare compassione e pietà è contraria alla caratterizzazione del personaggio. Questo è in sostanza l’ennesimo libro dove abbiamo il solito, piatto personaggio LGBT di contorno, dettaglio reso ancora più assurdo dal fatto che Bailey dovrebbe essere co-protagonista di Veronica, ma le viene tolta la possibilità di svilupparsi dal punto di vista non solo sentimentale, ma anche personale. Infatti anche la storyline che riguarda Bailey e il padre che l’ha abbandonata, alla fine serve solo per mettere in buona luce Veronica (scopriremo che il vero motivo per cui Bailey ha deciso di accompagnare Veronica ad Albuquerque e perché è lì che vive il padre), in quanto Bailey non riesce a dire a suo padre quello che ha davvero in testa e nel cuore ed è solo con l’intervento di Veronica che l’uomo affronterà le conseguenze del suo gesto, benché la situazione anche qui finisca sul comico e sull’assurdo. 

Parlando della procedura in sé, credo che il momento in cui Veronica abortisce, avrebbe potuto essere affrontato diversamente. Nel libro almeno c’è la decenza di nominare i crampi e le perdite ematiche conseguenti la procedura; nel film Veronica sceglie l’opzione di farsi addormentare durante l’operazione, dopo la quale si sveglia e se ne torna a casa come se niente fosse e non la vediamo subire nessuna delle conseguenze fisiche dell’aborto, cosa che a me è sembrata poco realistica. Il film è fortemente pro-choice, come ho già detto, tanto che ci sono almeno un paio di situazioni in cui lo script sembra un foglietto illustrativo che si potrebbe trovare nella sala di attesa di un medico:  forse non era nell’interesse del film mostrarci l’aborto come una scelta dolorosa anche per chi, come Veronica, è convinto che sia la scelta giusta. Secondo me l’aborto, anche quando è l’opzione migliore per la persona che decide di sottomettersi a tale procedura, non è mai una passeggiata nel parco, fosse anche solo per lo stigma che lo circonda. Posso apprezzare che il film lo dipinga come la scelta giusta per la protagonista, ma apprezzo un po’ meno che lo dipinga come una scelta facile, soprattutto considerando che in questa storia in particolare la protagonista è vittima di un fidanzato che secondo me meriterebbe la galera e la cosa, ribadisco, non viene sottolineata a sufficienza. Capisco la voglia di scrivere un libro leggero su un tema pesante, ma costruirci sopra una barzelletta senza uno spiraglio di serietà non credo sia il modo migliore per alleggerire una situazione su cui possiamo scherzare quanto vogliamo, ma se a leggere questo libro fosse una ragazza che dovesse un giorno trovarsi della stessa situazione di Veronica non credo ci troverebbe né sostegno, né supporto, ma neanche quel comic relief a cui il libro sembra voler puntare. 

Il libro è spigoloso, mi è rimasto incastrato in un fianco e non in senso buono, come fanno quelle letture scomode che ti fanno riflettere, a volte anche attraverso l’uso dell’ironia. Nella trasposizione cinematografica gli spigoli vengono limati, così come il carattere dei personaggi. Bailey nel romanzo, considerando le parole che le escono a volte dalla bocca, risulta una persona abbastanza orribile, così come Veronica: sono spesso due personaggi crudeli e ottusi, soprattutto quando hanno l’immancabile litigata prima del riappacificamento finale, dove Veronica usa l’orientamento di Bailey per insultarla, mentre quest’ultima fa alla sua “amica” uno slut-shaming da brivido. Se è vero che le persone usano sempre parole in grado di ferire nel corso di litigate terribili, qua la situazione diventa talmente problematica che si fa fatica a credere alla fine del libro che queste due vogliano davvero essere amiche dopo tutte le cattiverie ed oscenità che si sono vomitate addosso reciprocamente.

In conclusione: dovreste evitare il libro, ma se volete considerare il film passabile l’unico modo forse è leggere il libro stesso o approcciarvi alla visione senza troppe pretese. A voi la scelta.

6 pensieri riguardo “Unpregnant: un libro problematico che funziona meglio come film

  1. La scarsa caratterizzazione dei personaggi ormai manda in bestia anche me: dici che col tempo siamo diventate più esigenti o che gli sceneggiatori stiano improvvisando (ma male)?

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    1. Penso un po’ entrambe le cose. Personalmente riconosco di essere diventata abbastanza incontentabile, ma allo stesso tempo è anche vero che si fatica a trovare la qualità che ci si aspetta.

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