Pubblicato in: Me, me stessa e io

Quando anche nei miei sogni siamo in piena pandemia

A seguire, tre sogni mediamente strambi che ho fatto negli ultimi tempi. 

  1. Ho sognato che dovevo traslocare durante la pandemia. Non riesco a ricordare se dovessi traslocare in un altro appartamento qui a Londra o se dovessi proprio fare pacchi e bagagli e tornarmene in Italia del tutto, o almeno finché la situazione non sarebbe tornata alla “normalità”. Credo che la seconda opzione sia più probabile, in quanto i livelli d’ansia e disperazione nel sogno erano altissimi, dovendo io fare una grande cernita dei miei averi e decidere cosa tenere e cosa buttare per viaggiare il più leggera possibile. Inoltre questo sogno l’ho fatto la notte dopo che un mio amico e collega mi aveva informato di aver letto da qualche parte che bar e pub avrebbero riaperto a luglio e io per il resto della giornata ho fissato la mia libreria in preda all’angoscia, pensando che se dovessi tornarmene in Italia a causa di un lockdown infinito dovrei gettare via un sacco di roba, i miei preziosi libri inclusi, e non potrei neanche donarli perché al momento i charity shop sono chiusi. Ovviamente credo (ma soprattutto spero) che questo mio amico si sbagli, essendo specializzato nel trovare gli articoli più deprimenti e disfattisti di cui puntualmente si dimentica le fonti. Alcuni giorni dopo in effetti ha corretto il tiro, mandandomi uno screenshot dove veniva affermato che pub e bar avrebbero riaperto a maggio (cosa purtroppo molto probabile, stando alle ultime news). Prevedo altri sogni ansiogeni del genere nel mio futuro prossimo.
  2. Ho sognato che, grazie a qualche miracolo, ero riuscita a tornare in Italia a visitare la mia famiglia e al ritorno dovevo fare la quarantena in hotel. La quarantena in hotel è una cosa di cui si è molto parlato qui e che è stata resa obbligatoria solo recentemente. Nel caso in cui una persona fosse di ritorno dall’Italia però, questa regola non si applicherebbe perché esiste una lista specifica di paesi per cui questa misura extra è richiesta, in particolar modo i paesi affetti dalla variante Sud Africana. Ovviamente i miei sogni se ne infischiano di essere credibili, dunque dovevo fare la quarantena in un hotel anche tornando dall’Italia. L’hotel, che si trovava nel quartiere in cui vivo, somigliava in realtà ad uno di quei motel che si vede nei film americani e aveva gli esterni dipinti di bianco e le porte color ciano; della stessa tonalità erano anche le scale stile anti-incendio che conducevano al secondo piano, così come le ringhiere, i corrimano e i parapetti. La cosa assurda è che, nonostante le porte, questo motel si apriva come una casa delle bambole, dunque tutta la facciata si muoveva ogni volta che qualcuno entrava in camera e tutti quelli che erano già nelle loro stanze finivano per essere in bella vista (alla faccia della privacy).  Non chiedetemi quale meccanismo rendesse possibile l’apertura totale di una facciata di un edificio del genere, non ne ho idea. Alla fine non sono rimasta molto tempo in questo motel, sono scappata nel mio appartamento prima della fine della quarantena, non tanto per l’assenza di privacy, quanto perché era sporco e disgustoso e probabilmente c’erano più possibilità che mi beccassi qualche infezione alloggiando in quella discarica.
  3. Ho sognato che avevo una storia clandestina con Iván Massagué, l’attore protagonista di “The Platform”. Non lo trovo assolutamente attraente, ma visto che ero reduce dalla visione del suddetto film non mi sorprendo che quest’uomo si sia fatto strada nei miei sogni, i quali ultimamente sono altamente influenzati da ciò che guardo durante il giorno, visto che non succede nient’altro di interessante. Insieme, io ed Iván Massagué, andavamo ad una fiera di paese che aveva luogo all’aperto nel centro storico e io avevo l’ansia perché temevo ci fossero tante persone (nel sogno, come ho detto, era ovviamente tempo di pandemia). La mia ansia è aumentata quando siamo arrivati all’ingresso della fiera, segnalato da un’enorme tenda, quasi un sipario, dietro la quale vi erano le file di bancarelle. Oltre questa tenda, c’era una quantità di persone allucinante per entrare alla fiera e io a momenti ho avuto un attacco di panico. Il motivo per cui tutti erano ammassati lì era che, comprando una borsa di tela per cinque euri, i quali sarebbero stati convolati all’associazione che organizzava la fiera, i mercanti avrebbe offerto ai clienti di passaggio campioncini gratuiti ed assaggi (la borsa serviva proprio a raccogliere tutti questi regalini). Con mia grande gioia, il resto della fiera era quasi deserto anche perché erano tipo le dieci di sera, tutti stavano per chiudere bottega visto che la fiera non poteva durare oltre le undici e per mezzanotte tutti i mercanti dovevano aver sloggiato. Con mio grande disappunto, tutti i regalini gratuiti erano esauriti, essendo stati offerti nel corso della giornata ai passanti, quindi avevo speso cinque euri per una borsa di tela che si sarebbe aggiunta alla collezione infinita che già posseggo. L’unico freebie che sono riuscita ad accaparrarmi era da un venditore di spezie che mi aveva offerto delle bustine campione di sale fino bianco, basilico secco e fiocchi di peperoncino, tutte cose che già ho nella mia credenza essendo io una collezionatrice seriale di spezie ed erbe.

Neanche nel mondo onirico posso vivere una vita normale.

Photo by Nadi Lindsay on Pexels.com

6 pensieri riguardo “Quando anche nei miei sogni siamo in piena pandemia

  1. Anche io mi ritrovo spesso a pensare a tutte le mie cose accumulate negli anni e a cosa tenere, cosa dare via e a chi. Il fatto e’ che lo faccio da prima della pandemia… Tanto per tenere i livelli d’ansia inutile sempre alti, della serie chi si rilassa e’ perduto!

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  2. Non sapevo chi fosse Iván Massagué, ho guardato su Google, e devo dire che non è tutto ‘sto splendore.
    Ma nei sogni tutto è permesso.

    “collezionatrice seriale di spezie ed erbe”
    Idea carina. Ma dopo le usi o le tieni sulle mensole per aumentare la collezione?

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