Pubblicato in: Pagine

Da piccola trascorrevo più tempo in edicola che al parco

Grazie a questo post di Celia, in cui cita le buste-sorpresa che erano molto popolari anni fa in edicola, sono stata travolta da alcune memorie delle mia infanzia e non solo.

L’edicola del mio paese era probabilmente il mio posto preferito. Sorgeva un tempo nella piazza, prima che il locale fosse venduto per aprirci una macelleria. L’edicola, che fungeva anche da negozio di cartoleria e da cui ogni famiglia del paese ordinava i testi scolastici per i propri figli, non cessò di esistere, semplicemente si spostò alla base di un nuovo complesso su una strada limitrofa: un blocco di nuovi appartamenti ai piedi dei quali vi erano diversi negozi ed esercizi. Oltre all’edicola, nello stesso complesso si spostarono anche la merceria e la pizzeria, le quali originariamente avevano anche loro sede nella piazza del paese. In un paese piccolo come il mio, la piazza è sempre il cuore della comunità: il fatto che ci fosse stato questo spostamento ha senza dubbio fatto sentire la sua influenza, tanto che per lungo tempo la piazza ha ricordato un po’ quella di una città fantasma, come se il mio paese in sé non avesse già una simile atmosfera, considerando la sua piccola popolazione. Con il tempo nuovi negozi e attività sono state aperte, cancellando del tutto l’immagine che la piazza aveva nei miei ricordi.

Come oramai saprete, ho sempre amato leggere. Non solo libri, ma anche fumetti e riviste. Quando frequentavo la scuola elementare, il sabato pomeriggio, dopo essere tornata a casa da scuola ed aver pranzato, lo trascorrevo spesso con un’altra bambina che per lungo tempo ha abitato nella mia stessa via, due palazzi o poco più giù rispetto al mio, almeno finché non si è trasferita in una villetta un paio di strade dietro. Raramente quando qualcuno dei miei coetanei cambiava casa lo faceva per andare a vivere da un’altra parte: molto più frequente, come è capitato anche a me, è che molti vivessero in un appartamento e, dopo anni di fatica e risparmi, i genitori riuscissero a comprare o costruire una casa propria. Questa bambina ed io abbiamo avuto alti e bassi nel corso della nostra amicizia per tutti gli anni delle elementari. Eravamo l’una l’opposto dell’altra: lei “maschiaccio” (permettetemi il termine) e manesca, io tranquilla e riservata. L’unico tratto che avevamo in comune forse era la nostra propensione per essere drama queen, solo che anche in questo caso eravamo diverse: lei era quella da soap opera, urlava e sbracciava facendo una scenata, molto spesso in classe durante l’intervallo, di fronte a tutti; io ero più in stile teen drama, quella che piangevano da sola nella sua cameretta mentre scriveva sul diario e ascoltava musica per consolarsi. Detto questo, due drama queen raramente possono avere un’amicizia pacifica e duratura, almeno secondo la mia personalissima esperienza. Una cosa che ci piaceva molto fare il sabato pomeriggio era andare in edicola. Non ho mai avuto una paghetta settimanale vera e propria, nonostante la mia strana propensione al risparmio e al budgeting fosse innata in me dalla tenera età di 12 anni. I salvadanai erano sempre un regalo molto gradito per me, a Natale o per il compleanno, utili per nascondere i miei risparmi, costituiti dai soldini che i miei nonni mi regalavano per le varie festività e che avrebbero pagato il mio trasferimento in America quando sarei stata maggiorenne. Ero una grandissima fan dei Blue – sì, la boy band – e volevo trasferirmi ovunque loro vivessero… Infatti quando ho scoperto che non erano americani, ma inglesi, ho deciso che mi sarei trasferita in Inghilterra, con grande gioia di mia madre che già allora aveva l’ansia all’idea di un mio trasferimento ad ore e ore di distanza da casa. Dicevo, non ho mai avuto una paghetta settimanale, ma mia madre era solita darmi qualche lira per i miei sabati in edicola. Una volta giunte lì, io e la mia amica compravamo qualche rivista, solitamente con qualcosa di carino in regalo, oppure ci lasciavamo conquistare dai big della musica in copertina. 

Oltre alle riviste, compravo anche un sacco di fumetti. Al contrario di molti bambini, non sono cresciuta leggendo Topolino, lo compravo solo qualche volta, soprattutto in estate, quando, causa assenza della scuola, avevo un sacco di tempo per leggere e finivo tutto in un battibaleno: libri, fumetti, riviste. Sono cresciuta leggendo i fumetti di Minnie e alcune storie sono ancora impresse nella mia mente come se fosse ieri e non so cosa darei per poterle rileggere. Alcuni numeri ancora li conservo a casa in Italia in soffitta, ma purtroppo le storie che vorrei davvero rileggere non sono contenute in questi. Un’altro fumetto con cui sono cresciuta è stato Witch. Le protagoniste di questo fumetto onestamente sono state le migliori compagne di avventure immaginarie che potessi desiderare e mi hanno accompagnato dall’aprile 2001, quando ancora dovevo compiere 10 anni, per 139 numeri, dei quali non ne ho perso neanche uno, neanche quando la storia non era più così avvincente, neanche quando erano trascorsi talmente tanti anni dal primo numero che ero decisamente fuori dal target d’età della serie. I primi sessanta numeri circa (da quello che ricordo) hanno avuto una storia avvincente e solidissima che poi ha perso il suo fattore trasversale ed è diventata più episodica. Senza contare che al disegnatore originale se ne sono aggiunti altri che non mi piacevano per niente. 

Crescendo, ho iniziato a leggere riviste più per i contenuti che per le celebrità in copertina o i regali in allegato. E se parliamo di riviste, come non aprire una parentesi sul settimanale Cioè? Con le sue copertine adesive che sembravano la cosa piu bella del mondo, almeno finché non decidevi di usare davvero gli adesivi e diventavano un bianco nulla un po’ schifoso. Se non ricordo male, mentre il fronte aveva adesivi di cantanti o attori, il retro aveva adesivi di vario genere, solitamente tematici (ad esempio per il ritorno a scuola o per San Valentino o Natale e via dicendo). Non mi stupirei se ancora ne avessi qualcuno nascosto in qualche mio cassetto: sono quelle classica persona che non usa gli adesivi perchè non li vuole sprecare e se li trascina dietro per 20 anni, tanto che se avrò figli probabilmente finirò per lasciarli in eredità a loro. E come dimenticare la posta del Cioè, con le domande che anche ad un’inesperta come me sembravano idiote, per la serie “Il mio ragazzo mi ha baciata, potrei essere incinta?”. Ricordo che mia sorella, più grande di me, leggeva Top Girl che io non ho mai letto neanche quando avevo l’età, mi era sempre sembrato troppo “wild” nelle tematiche. Quando andavo alle medie non mi perdevo un numero di Ragazza Moderna e spesso lo prestavo ad una mia carissima amica di quei tempi, che come me condivideva la passione per la lettura: lei a sua volta mi prestava dei fascicoli periodici che trattavano di misteri e stranezze per cui andavamo pazze. Attorno ai 15-16 anni ho avuto una fase ribelle in cui pensavo che certi giornaletti da femmina fossero pieni di baggianate e, soprattutto, in quegli anni ho propriamente scoperto la magia e il potenziale di internet che per un paio di anni circa ha avuto il pessimo e impensabile effetto di distogliermi dalla lettura, troppo impegnata com’ero a stringere amicizie con ragazze di tutta Italia che come me odiavano il paese in cui vivevano e le persone che lo abitavano. Con il tempo però, ho rivalutato le riviste per adolescenti che leggevo allora: potrebbe sembrare sciocco, ma credo mi abbiano aiutata. Ovviamente ai tempi mi vergognavo di quando mettevano in copertina titoli di articoli riguardanti il sesso a caratteri cubitali e quando ciò accadeva occultavo la rivista in qualche cassetto onde evitare che mia madre si illudesse e preoccupasse di una qualche mia attività sessuale in realtà inesistente. Allo stesso tempo però leggere articoli che trattavano certe tematiche della sfera intima mi hanno aiutato a normalizzare certi argomenti. Soprattutto mi hanno aiutata a non farmi venire dubbi scemi, come quello di poter essere ingravidata con un bacio alla francese.

Dai 18-19 anni in poi, ho iniziato a comprare pile e pile di riviste di moda. Benché in quegli anni sembrassi l’esatto opposto della persona che compra questo genere di riviste considerando il mio stile nel vestire, la verità è che le riviste di moda erano il mio guilty pleasure: in parte mi interessava conoscere le mode del momento, o per evitarle o per sfruttarle a mio vantaggio, ma anche perché i servizi fotografici fashion mi hanno sempre affascinata molto. Assieme a queste, leggevo anche riviste di cinema, in particolar modo per qualche anno ho letto Nocturno, benché fosse un vero e proprio “pain in the ass” trovare un’edicola che lo vendesse perché era una rivista un po’ di nicchia, trattando cinema di genere, e che io leggevo esclusivamente per gli articoli sugli horror (ovviamente). Inoltre sfogliavo le riviste di cucina che comprava mia madre e discutevamo spesso insieme quali ricette cucinare, anche se ce n’erano talmente tante che neanche aprendo un ristorante avremmo potuto sperimentarle tutte.

Al giorno d’oggi ancora leggo riviste, benché andare in edicola sia un’esperienza deprimente e non la gioia di quando ero bambina e non solo perché le riviste da adulti non hanno un regalino scemo in allegato o la copertina adesiva. Piuttosto, tantissime testate nel corso degli anni sono morte: da quando vivo in UK due riviste che leggevo hanno cessato la pubblicazione e la pandemia ne ha decimata un’altra in maniera del tutto inaspettata. Al momento, la mia rivista preferita e che compro tutti i mesi da 4 anni senza perdermi un numero è una rivista di cucina vegana che ho iniziato a leggere quando ho cambiato dieta per cercare su cosa cucinare e informarmi su varie tematiche.

E voi? Esiste una rivista, passata o presente, a cui siete particolarmente legati?

7 pensieri riguardo “Da piccola trascorrevo più tempo in edicola che al parco

  1. E che sorpresa pure questo pingback (o trackback? Mai capito) ❤
    Ma quanti ricordi: non ero affezionata a nessuna di quelle riviste giovanili, ma mi sono passate per le mani un po' tutte: Cioè, Top Girl, più avanti quella musicale che si chiamava… si chiamava… boh, cacchio, la mia memoria fa cilecca: ti posso dire che era in formato A4, più o meno, e tra le altre cose ogni settimana inserivano la traduzione di un pezzo del momento con piccole chicche esplicative.

    "Mi piace"

    1. Qualcosa si è smosso nella mia memoria, ma non a sufficienza da permettermi di ricordare. C’era una rivista che si chiamava “Girlfriend”, ma era mensile e non settimanale, inoltre trattava anche altro oltre che di musica, se non ricordo male.

      "Mi piace"

    2. Ok, forse l’ho trovata grazie alla potenza di Google: c’era una rivista che si chiamava “Tutto Musica” e Wikipedia conferma che c’erano anche traduzioni di canzoni all’interno. Potrebbe essere quella 🤔

      Piace a 1 persona

      1. Caspita, sì! Avevo cercato anch’io ma senza arrivarci… ho visto le copertine, pare che fosse in circolazione da ben prima che la scoprissimo noi negli anni ’90… accidenti!

        Piace a 1 persona

  2. Ho letto parecchi numeri delle Witch… Poi la storia però ha iniziato ad annoiarmi ed ho smesso… Il mitico cioè con le domande sceme, gli adesivi e i regalini… A proposito indosso ancora un anello in penso alluminio trovato nel cioè. Top girl mi piaceva e devo dire che mi ha aiutato parecchio a rispondere a quesiti che non osavo porre a nessuno

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...